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L'Autentica Quarta Via di Gurdjieff: Approfondita e Purificata dalle Distorsioni New Age

Questo lavoro nasce con l'intento di restituire alla Quarta Via la sua dignità e la sua precisione originaria, ponendosi come un punto di riferimento per chi ricerca uno studio autentico, rigoroso e privo di compromessi. In un’epoca di frammentazione e semplificazione estrema, ci impegniamo attivamente a epurare l’insegnamento dalle distorsioni della pseudo-spiritualità contemporanea, dalle derive New Age e dalle narrazioni errate della moda moderna Neo-Advaita. Queste correnti spesso sviliscono il "Lavoro" riducendolo a un mero esercizio di benessere psicologico, a concetti astratti di "luce e amore" o all'illusione di una realizzazione istantanea e puramente intellettuale che nega la necessità dello sforzo intenzionale e della preparazione graduale del recipiente. Contro la tendenza a cercare facili scorciatoie, questo spazio si propone di approfondire l’autentico insegnamento di G.I. Gurdjieff, ampliandolo sulle basi della sua struttura oggettiva e scient...

Il Miraggio del Risveglio: Come Jodorowsky ha Trasformato il Rigore di Gurdjieff in Spettacolo


L'incontro ideale tra Alejandro Jodorowsky e Georges Ivanovič Gurdjieff rappresenta uno dei cortocircuiti culturali più affascinanti del XX secolo. Sebbene i due non si siano mai incontrati (Gurdjieff morì nel 1949, quando Jodorowsky era ancora un giovane artista in Cile), l'influenza del maestro caucasico sul regista de "La Montagna Sacra" è dichiarata e pervasiva. Tuttavia, per i puristi della "Quarta Via", l'operato di Jodorowsky non è stato un omaggio, bensì un profondo snaturamento dell'insegnamento. L'estetica visionaria del "mago" cileno ha trasformato un sistema rigoroso e quasi matematico in uno spettacolo psicomagico. L'insegnamento di Gurdjieff si basava sul concetto di Lavoro. Era un percorso severo e rigoroso, fondato sull'osservazione di sé, sul ricordo di sé e su sforzi intenzionali volti a risvegliare l'uomo dal suo stato di "sonno ipnotico". Jodorowsky ha preso questi concetti e li ha calati nel mondo dell'arte e della performance. Jodorowsky propone esibizionismo, caos creativo e catarsi pubblica. Gurdjieff era un pragmatico. Il suo sistema era basato su una complessa "meccanicità" dell'essere umano, diviso in centri (intellettuale, motorio, emozionale). Le sue tecniche, comprese le celebri "Danze Sacre" e Movimenti, servivano a spezzare gli automatismi per permettere una nuova consapevolezza. Jodorowsky ha invece fuso questi elementi con il Tarocco di Marsiglia e la Psicomagia. In questo passaggio, l'oggettività scientifica cercata da Gurdjieff è andata perduta a favore di un simbolismo barocco. Jodorowsky non cerca di "riparare la macchina" umana attraverso la disciplina, ma di "scioccare l'inconscio" attraverso atti simbolici (spesso assurdi o grotteschi). Tuttavia, l'inconscio non ha nessun bisogno di essere scioccato, in quanto lì risiede la nostra Essenza, il Vero Conscio, e quindi tutte queste pagliacciate esteriori diventano solo materiale per intensificare il sonno e l'attività preponderante della Falsa Personalità. Solo la Personalità con i suoi "ammortizzatori" può essere scossa e scioccata, l'Essenza non reagirebbe mai così dinnanzi a tali assurdità, li prenderebbe per quello che sono: evidenti e inutili assurdità onanistiche. Il "pestare i calli" descritto da Gurdjieff consiste in un’azione diretta sugli ammortizzatori della Personalità. Una volta sollecitati o disattivati, questi meccanismi lasciano emergere le contraddizioni interiori che, sebbene potenziali stimoli per la coscienza, spingono spesso l'uomo a rifugiarsi nella rassicurante e immediata quiete del sogno a occhi aperti. Mentre Gurdjieff voleva che l'allievo diventasse un padrone di se stesso attraverso gli sforzi, Jodorowsky promette una guarigione attraverso l'immaginazione, e ha trasformato lo shock in estetica cinematografica. Nel film "La Montagna Sacra" (1973), le citazioni a Gurdjieff sono ovunque, ma vengono presentate come un trip acido, un'esperienza visiva travolgente. Per un gurdjieffiano, questo è l'opposto del risveglio: è un nuovo modo di "sognare", un'immersione in immagini suggestive che nutrono l'immaginazione anziché distruggerla. Sebbene questo film sia basato su "Il Monte Analogo" di René Daumal (allievo di Gurdjieff), per un purista l'intera pellicola resta troppo centrata sulla figura carismatica e "smargiassa" del regista, trasformando il lavoro su di sé in una performance guidata da un ego artistico ingombrante. Gurdjieff imponeva "fatiche superflue" (scavare buche per poi riempirle) per rompere la meccanicità. Jodorowsky traspone questo in riti simbolici estremi (la defecazione trasformata in oro, la distruzione delle proprie effigi). Per l'insegnamento autentico, la trasformazione non avviene tramite un rito catartico una tantum, ma attraverso la "Ricostruzione di Sé" minuto per minuto. Il film semplifica il processo, rendendolo una serie di tappe scenografiche invece di un'agonia psicologica costante. La critica principale è che Jodorowsky ha trasformato la Psicologia della possibile evoluzione dell'uomo in una Mitologia dell'evoluzione. Sebbene il film sia considerato un "capolavoro spirituale", un vero "uomo della Quarta Via" lo vedrebbe probabilmente come un'altra forma di "sonno profondo", dove lo spettatore si addormenta pensando di essersi svegliato. Se criticare Jodorowsky significa smascherare una "smargiassata" estetica, criticare René Daumal e il suo "Il Monte Analogo" richiede una precisione chirurgica diversa. Sebbene Daumal fosse un allievo devoto di Gurdjieff (e di Jeanne de Salzmann), il suo libro — dal punto di vista dell'insegnamento ortodosso della Quarta Via — presenta delle evidenti "crepe" dottrinali. Creando una metafora poetica, Daumal rischia di alimentare la "funzione immaginativa" dei lettori. Invece di lavorare su se stessi, i lettori "sognano" di scalare una montagna, sostituendo lo sforzo reale con una bella immagine letteraria. La morte di Daumal a causa di pratiche ascetiche errate (come l'inalazione di tetracloruro di carbonio in gioventù) sarebbe vista da Gurdjieff come una prova di "mancanza di prudenza oggettiva". Daumal inventa la pietra Peradam, che si trova solo se non la si cerca attivamente. Un critico gurdjieffiano direbbe che è ancora una volta una "fiaba": nella Quarta Via non si "trovano" gemme per caso, si "costruisce" la propria anima attraverso il sudore e l'osservazione spietata. Gurdjieff, nonostante il suo carisma, fuggiva spesso dall'adorazione dei discepoli, mettendoli alla prova o allontanandoli. Jodorowsky, pur dichiarando di voler "uccidere il maestro", è diventato un'icona pop, un guru mediatico che dispensa consigli su Twitter e riempie i teatri. La Quarta Via di Gurdjieff era una scuola d'élite (non per censo, ma per capacità di sopportazione); la versione di Jodorowsky è una spiritualità democratica e surrealista, accessibile a chiunque cerchi una liberazione emotiva immediata. Jodorowsky ha indubbiamente snaturato Gurdjieff se guardiamo alla metodologia. Ha rimosso il sudore, la fatica fisica estrema e il rigore logico-matematico del sistema originale, sostituendoli con il colore, il sesso, il sangue e il misticismo poetico. Per chi cerca l'autentica Via gurdjieffiana, l'opera di Jodorowsky è una bellissima lanterna magica che, però, rischia di abbagliare anziché illuminare la strada. Il fenomeno dei cosiddetti "pseudo maestri" trova una base fertile proprio nel cortocircuito che si crea quando sistemi di pensiero rigorosi, come quello di Georges Ivanovič Gurdjieff, vengono filtrati attraverso la lente dell'estetismo e della spettacolarizzazione tipica di figure come Alejandro Jodorowsky. In questo processo di traduzione culturale, il concetto originale di "Lavoro" su di sé — un percorso che Gurdjieff intendeva come una disciplina ferrea, quasi matematica, basata sulla distruzione degli automatismi — viene svuotato della sua sostanza più scomoda per diventare una giustificazione ai comportamenti più eccentrici e alle debolezze umane. Molti pseudo maestri contemporanei utilizzano spesso l'idea dello "shock" non più come uno strumento pedagogico per rompere il sonno della coscienza, ma come un palcoscenico per il proprio esibizionismo e per giustificare le proprie debolezze. Se Gurdjieff imponeva compiti faticosi e anonimi per osservare la meccanicità dell'essere, il guru moderno trasforma l'assurdo in una performance teatrale, dove l'atto grottesco non serve a liberare l'allievo, ma a nutrire l'immagine di un leader illuminato che si pone al di sopra delle convenzioni morali. Questa "psicofantasia" sostituisce la pragmatica osservazione di sé con un simbolismo barocco e suggestivo: è molto più facile e gratificante per un individuo indulgere in un "atto poetico" o in una catarsi pubblica piuttosto che affrontare il silenzio, la sottomissione a una disciplina reale e il sudore della trasformazione interiore. La spiritualità diventa così democratica, ma a un prezzo carissimo: la perdita dell'oggettività. Laddove la "Quarta Via" originale cercava di riparare la macchina umana attraverso la fatica e la logica, la versione pop promette guarigioni istantanee attraverso l'immaginazione, permettendo al maestro di giustificare la propria mancanza di rigore come "libertà creativa" e ai seguaci di scambiare un nuovo tipo di sogno, più colorato e bizzarro, per un autentico risveglio. In questo modo, la menzogna non viene rimossa, ma semplicemente ridipinta con i colori del misticismo, trasformando quello che dovrebbe essere un faticoso sentiero verso la consapevolezza in una bellissima, ma accecante, lanterna magica che nasconde le fragilità narcisistiche di chi guida e di chi segue.



© 2026 Egidio Maria Bruno Presta



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