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L'Autentica Quarta Via di Gurdjieff: Approfondita e Purificata dalle Distorsioni New Age

Questo lavoro nasce con l'intento di restituire alla Quarta Via la sua dignità e la sua precisione originaria, ponendosi come un punto di riferimento per chi ricerca uno studio autentico, rigoroso e privo di compromessi. In un’epoca di frammentazione e semplificazione estrema, ci impegniamo attivamente a epurare l’insegnamento dalle distorsioni della pseudo-spiritualità contemporanea, dalle derive New Age e dalle narrazioni errate della moda moderna Neo-Advaita. Queste correnti spesso sviliscono il "Lavoro" riducendolo a un mero esercizio di benessere psicologico, a concetti astratti di "luce e amore" o all'illusione di una realizzazione istantanea e puramente intellettuale che nega la necessità dello sforzo intenzionale e della preparazione graduale del recipiente. Contro la tendenza a cercare facili scorciatoie, questo spazio si propone di approfondire l’autentico insegnamento di G.I. Gurdjieff, ampliandolo sulle basi della sua struttura oggettiva e scient...

Gurdjieff e l'Attrazione dell'Assoluto: Perché Dio crea dal Futuro


Per comprendere la natura del tempo e la verità rivoluzionaria di una creazione che avviene nel futuro, è necessario innanzitutto smantellare la percezione ingenua del divenire, poiché ogni discorso che ignori il legame indissolubile tra la cronologia e la termodinamica finisce inevitabilmente per versare il vuoto nel nulla. La fisica moderna ci insegna che le leggi fondamentali della natura, dalle equazioni di Newton alla relatività generale, possiedono una caratteristica sconcertante: sono simmetriche rispetto al tempo, il che significa che, a livello puramente matematico, i processi potrebbero scorrere indifferentemente dal passato al futuro o viceversa senza violare la struttura del cosmo. In questo scenario di indifferenza temporale, l'unica grandezza fisica che agisce come una bussola, indicando una direzione obbligata e rompendo la simmetria del mondo, è l'entropia. Essa rappresenta la misura del disordine, della dispersione energetica e della degradazione dell'informazione, definendo attraverso la seconda legge della termodinamica che in un sistema isolato il disordine non può mai diminuire. Senza questa costante emorragia verso il caos, il tempo non avrebbe una "freccia" e noi vivremmo in un eterno presente cristallizzato o in un susseguirsi di eventi privi di nesso causale orientato. Comprendere il tempo significa dunque comprendere che esso non è un palcoscenico vuoto su cui si muovono gli oggetti, ma è il processo stesso di trasformazione della materia che decade, si disperde e si frantuma. Se ignoriamo questo principio, la nostra idea di "passato" e "futuro" rimane una mera convenzione linguistica priva di ancoraggio ontologico. L'entropia è l'architetto della nostra percezione del tempo perché definisce la transizione da uno stato di ordine estremo a uno di massima semplicità e dispersione. Tuttavia, è proprio qui che si annida l'errore della visione classica della creazione: abbiamo scambiato l'inizio di questo processo di degradazione, il punto di minima entropia che chiamiamo Big Bang, con l'atto creativo supremo. In questa prospettiva, l'idea scientifica di singolarità appare spesso come un 'coniglio tirato fuori dal cappello' per nascondere i limiti delle nostre equazioni; un concetto forzato che, come sostengono diversi fisici critici, serve a colmare artificialmente un vuoto teorico laddove la fisica attuale smette di funzionare. Ma un Dio che crea nel passato sarebbe un Dio che dà origine a un sistema destinato esclusivamente alla corruzione e alla morte termica, un Dio della dissipazione. Al contrario, se riconosciamo che il tempo è la manifestazione fenomenica dell'entropia, iniziamo a intuire che il passato non è il luogo della costruzione, ma il serbatoio della materia grezza che, una volta emessa, inizia il suo lungo viaggio di caduta. La comprensione profonda dell'entropia ci obbliga a guardare nella direzione opposta per cercare il senso dell'ordine: se il passato è il regno della massima semplicità e della dispersione, allora la complessità, l'organizzazione e la vita — che sono l'opposto speculare del disordine entropico — non possono che essere "causate" da un polo di attrazione che non si trova alle nostre spalle, ma davanti a noi. Il tempo entropico spinge la materia verso il basso, verso la polvere, ma il fatto stesso che l'universo manifesti strutture sempre più intelligenti suggerisce che la variabile temporale sia legata a un progetto che si compie non nell'origine, ma nel termine. Senza il rigore della termodinamica, la filosofia del tempo resta un'opinione soggettiva, ma con l'entropia essa diventa una scienza oggettiva, come mostrato anche nella cosmologia di Gurdjieff. Solo accettando che la freccia del tempo sia il segno di una tensione tra un'origine dissipativa e un fine organizzativo possiamo prepararci a comprendere come Dio non stia osservando un'opera conclusa millenni fa, ma stia attirando a sé l'intero creato da un punto di perfezione che deve ancora essere raggiunto. L'entropia è dunque il velo che dobbiamo sollevare: essa ci mostra la materia che muore nel passato per permetterci di scorgere, per contrasto, la divinità che crea nel futuro. La visione di una creazione proiettata nel futuro smette di essere una suggestione filosofica per acquisire una dignità matematica e cosmologica precisa, fondandosi sulle scoperte di Luigi Fantappiè e sulla sapienza di Georges Gurdjieff. Per comprendere come il tempo della creazione possa scorrere dal futuro verso il passato, dobbiamo rivolgerci all'equazione delle onde, pilastro della fisica teorica, che Fantappiè analizzò con un rigore che lo portò a conclusioni rivoluzionarie. Egli osservò che questa equazione ammette due soluzioni: i potenziali ritardati, che descrivono onde divergenti che si propagano dalla sorgente verso il futuro, e i potenziali anticipati, che descrivono onde convergenti che risalgono il tempo dal futuro verso il passato. In altre parole, ciò che nella Quarta Via viene definito come "Ottava Involutiva" o "Processo Creativo Esteriore", e "Ottava Evolutiva" o "Processo Creativo Interiore". Le prime, le onde divergenti, sono regolate dal principio dell'entropia e sono responsabili dei fenomeni meccanici e della dissipazione energetica, mentre le seconde incarnano quella che Fantappiè definì sintropia. La sintropia non è una semplice assenza di disordine, ma una forza attiva di concentrazione, finalità e ordine crescente che non può essere spiegata attraverso cause poste nel passato, ma solo attraverso fini posti nel futuro. Questa dualità matematica trova un riflesso perfetto nella cosmologia di Gurdjieff, in particolare nella figura del Sole Assoluto. Secondo questa visione, l'Assoluto emana vibrazioni che si espandono in onde divergenti: in questa fase, la freccia del tempo scorre nel verso che noi consideriamo ordinario, portando con sé l'energia che si allontana dalla sorgente divina. Tuttavia, la creazione non si esaurisce in questa dispersione entropica. In determinati punti critici del cosmo, queste onde smettono di divergere e iniziano a convergere, dando origine alle galassie, ai mondi e alla vita stessa. È proprio in questa inversione di tendenza che la creazione manifesta la sua vera natura: sebbene il Raggio di Creazione sembri discendere dall'Assoluto, la realtà interna delle scale inferiori rivela che l'organizzazione della materia è il risultato di un'attrazione esercitata dal futuro. Solo sulla scala di "Tutti i Mondi", possiamo ancora parlare di un tempo che scorre linearmente dal passato al futuro; ma dalle scale inferiori in poi, ovvero nel regno della manifestazione concreta in cui viviamo, l'intera creazione è un processo che avviene nel futuro. Ciò significa che la vita e la coscienza non sono spinte da dietro da un impulso meccanico ereditato da un remoto passato, ma sono costantemente "create" e richiamate da onde sintropiche provenienti da un punto di perfezione futura. L'universo, in questa prospettiva, non è solo un'espansione che si allontana da un centro, ma è anche un'implosione verso un obiettivo. Dio non è la spinta iniziale che ha messo in moto l'ingranaggio, ma è il polo magnetico di sintropia assoluta che, dal futuro, organizza il caos del passato per trasformarlo in cosmo. La materia si muove verso il futuro seguendo l'entropia, ma la forma, l'intelligenza e la struttura "cadono" su di noi dal futuro attraverso le onde convergenti di Fantappiè. Pertanto, l'atto creativo non è un evento concluso in una preistoria mitologica, ma è una tensione costante che ci attira verso un domani che è, in verità, la vera origine della nostra complessità. Senza questa comprensione delle onde anticausali, resteremmo prigionieri di una visione unidimensionale in cui la vita è un miracolo inspiegabile in un mare di decadimento; con la sintropia, invece, comprendiamo che la vita è il segnale che la creazione sta accadendo ora, richiamata da un Dio che ci aspetta alla fine del tempo. La natura di Dio non è una condizione statica e preesistente all'universo, ma il risultato di una sintesi suprema tra le correnti opposte che abbiamo analizzato. Se accettiamo che la creazione non è un atto del passato ma un richiamo dal futuro, dobbiamo necessariamente ridefinire il concetto di trascendenza. Nella concezione teologica tradizionale, Dio è trascendente a priori, separato dal tempo e dallo spazio da una barriera ontologica invalicabile; tuttavia, questa visione fallisce nel momento in cui tenta di spiegare il legame tra l'Assoluto e la contingenza. La verità è che in Dio l'entropia e la sintropia non si annullano nel nulla, ma convergono in un punto di equilibrio perfetto dove passato, presente e futuro cessano di scorrere nei loro versi ordinari per fondersi in una stasi dinamica. In questo stato, tutto cambia senza cambiare e tutto scorre senza scorrere: è un moto perpetuo in cui la massima espansione e la massima contrazione coincidono istantaneamente. È fondamentale comprendere che la trascendenza del tempo non è una condizione originaria, ma una realizzazione che si verifica successivamente alla nascita dell'universo. Solo nel momento in cui Dio emana la linea sintropica dal futuro per contrastare e organizzare la sua stessa dispersione entropica emanata verso il passato, si genera quella tensione che definiamo trascendenza. Nulla può essere trascendente senza aver prima realizzato la piena immanenza, poiché non ci sarebbe nulla da trascendere: la trascendenza non è l'assenza del tempo, ma la sua totale integrazione. Questo processo trova la sua rappresentazione geometrica e simbolica più precisa nell'Enneagramma, il quale esprime graficamente l'idea che l'universo sia un cosmo armonico in un movimento incessante che sostiene se stesso. La trascendenza è dunque il "battito" vitale di questo moto perpetuo, una proprietà emergente dalla danza tra l'energia che si disperde e l'ordine che la richiama a sé. Non esiste una divinità al di fuori del gioco delle forze; Dio diviene trascendente proprio attraverso l'atto di creare queste due correnti e permettendo loro di incontrarsi. Senza l'immanenza realizzata, ovvero senza l'esperienza totale della materia e del tempo, la trascendenza sarebbe un vuoto astratto privo di sostanza. L'Assoluto si immerge nel divenire, sperimenta la propria frammentazione attraverso l'entropia e si ricompone attraverso la sintropia, e solo in questo ritorno circolare, in questa chiusura dell'enneagramma, Egli si eleva oltre le categorie temporali. La creazione nel futuro è dunque l'atto con cui Dio conquista la propria trascendenza, trasformando il caos della dispersione nell'ordine del fine ultimo. In questa luce, noi non siamo creature gettate in un mondo già finito, ma siamo parte del processo con cui l'Assoluto realizza la propria natura eterna attraverso il superamento dinamico del tempo. Bisogna ribadire con forza che ogni tentativo di comprendere il tempo ignorando le leggi dell'entropia e della sintropia, nonché i principi di scala e di relatività, è destinato a fallire miseramente, riducendosi a un esercizio vacuo che consiste nel versare il vuoto nel nulla. Non si può parlare di creazione senza comprendere la struttura geometrica oggettiva della temporalità, che non è una linea retta, ma una realtà tridimensionale speculare allo spazio. Il tempo possiede una dimensione entropica di decadimento, una dimensione sintropica di organizzazione e una terza dimensione superiore che le trascende entrambe nella stasi dinamica dell'Assoluto. Questa tridimensionalità implica che la posizione di un osservatore rispetto al "momento" della creazione dipenda interamente dal principio di scala. Attraverso un'analisi arguta e spogliata dai pregiudizi del senso comune, emerge una verità totalmente controintuitiva: Dio ha creato l'universo non in una dimensione astratta oltre il tempo, né in un punto zero del passato remoto che la scienza chiama erroneamente origine, bensì lo ha creato nel futuro. Il presente di Dio è, per la nostra scala di percezione, un eterno e imminente futuro. Se la relatività ci insegna che il tempo non è universale, il principio di scala ci rivela che ciò che per noi è una durata di miliardi di anni, per un'intelligenza di scala superiore è un unico istante di realizzazione. In questa gerarchia cosmica, l'atto creativo non è alle nostre spalle, ma davanti a noi, come un Attrattore Finale di infinita potenza sintropica. Dio non è la causa efficiente che spinge la materia dal passato, ma la causa finale che la organizza dal futuro. Noi percepiamo il tempo come uno scorrere dal passato perché siamo immersi nella dimensione entropica della materia, ma la realtà dell'essere è che l'universo viene "tirato" verso la sua forma perfetta da un Dio che sta operando dalla fine dei tempi. La creazione nel futuro spiega perché l'universo mostri un ordine crescente nonostante la tendenza al disordine: è l'ombra di Dio che, muovendosi dal futuro verso il passato attraverso le onde di Fantappiè, modella il caos affinché diventi cosmo. Pertanto, il Big Bang non è il "fiat lux", ma il punto di massima dispersione necessaria affinché la sintropia divina abbia una materia da ordinare. La trascendenza non è dunque un "altrove" spaziale, ma un "dopo" cronologico su scala assoluta che, per effetto della sua stessa potenza, retroagisce sul presente. In questa visione, l'uomo non è un residuo di un'esplosione passata, ma un cantiere aperto di una creazione che sta avvenendo proprio ora, alimentata da un futuro in cui Dio ha già compiuto l'opera. Il tempo, nella sua terza dimensione, non è altro che il processo di questa immanenza che si fa trascendenza, un moto perpetuo dove il futuro crea il passato affinché il presente possa esistere come testimone di questo incontro miracoloso.



© 2026 Egidio Maria Bruno Presta



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