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L'Autentica Quarta Via di Gurdjieff: Approfondita e Purificata dalle Distorsioni New Age

Questo lavoro nasce con l'intento di restituire alla Quarta Via la sua dignità e la sua precisione originaria, ponendosi come un punto di riferimento per chi ricerca uno studio autentico, rigoroso e privo di compromessi. In un’epoca di frammentazione e semplificazione estrema, ci impegniamo attivamente a epurare l’insegnamento dalle distorsioni della pseudo-spiritualità contemporanea, dalle derive New Age e dalle narrazioni errate della moda moderna Neo-Advaita. Queste correnti spesso sviliscono il "Lavoro" riducendolo a un mero esercizio di benessere psicologico, a concetti astratti di "luce e amore" o all'illusione di una realizzazione istantanea e puramente intellettuale che nega la necessità dello sforzo intenzionale e della preparazione graduale del recipiente. Contro la tendenza a cercare facili scorciatoie, questo spazio si propone di approfondire l’autentico insegnamento di G.I. Gurdjieff, ampliandolo sulle basi della sua struttura oggettiva e scient...

Il Fisico Teorico Basarab Nicolescu e le Anticipazioni Scientifiche nel Sistema di Gurdjieff (Parte 2)


Per Gurdjieff, Dio è stato costretto a creare il mondo:

Venne per il nostro Creatore-Mantenitore-del-Tutto la necessità forzata di creare il nostro attuale Megalocosmo esistente, cioè il nostro Mondo... Il nostro Creatore Onnipotente accertò una volta che questo stesso Sole Assoluto... stava, sebbene quasi impercettibilmente tuttavia gradualmente, diminuendo di volume... La causa di questo graduale diminuire del volume del Sole Assoluto era semplicemente Heropass, cioè lo scorrere del tempo stesso.

Tale affermazione potrebbe apparire, a prima vista, una manifestazione del celebre umorismo di Gurdjieff. Ma il ruolo attribuito al tempo è intrigante e ci fa pensare a un'idea simile apparsa nella cosmologia di Jakob Boehme (1575–1624). Con Boehme, anche Dio ha creato l'universo per costrizione — quella del suo imperioso desiderio di conoscere se stesso. Così, egli muore a se stesso per nascere, sottomettendosi al ciclo del tempo. La "nascita di Dio" è un aspetto fondamentale della dottrina di Boehme.

Si possono trovare numerose e importanti somiglianze tra la filosofia di Gurdjieff e quella di Boehme: la legge del tre e la legge del sette come base delle loro cosmologie, il ruolo della discontinuità, lo scambio universale di sostanze, la natura vivente. Con Gurdjieff, come con Boehme, ci sono due significati della parola "natura": una "natura creaturale" e una "natura divina". L'idea di natura — che comprende sia la natura divina che quella creaturale — si riferisce all'interazione tra tutti i livelli di realtà. Così, con Gurdjieff come con Boehme, materialismo e spiritualismo sono due facce della stessa identica realtà.

È sorprendente che, tra gli innumerevoli libri e studi dedicati all'insegnamento di Gurdjieff, nessuno abbia studiato queste somiglianze tra le idee di Boehme e quelle di Gurdjieff. Questo non suggerisce che Gurdjieff abbia preso l'opera di Boehme come sua fonte di ispirazione. Le loro filosofie della natura sono chiaramente diverse e ci sono differenze anche nelle loro somiglianze (ad esempio, nel funzionamento dinamico della legge del tre e della legge del sette). Ma ciò che è chiaro è la persistenza attraverso i secoli di certe idee fondamentali nelle diverse filosofie della natura, un fatto che ci sembra molto importante notare oggi, nella misura in cui il mondo è alla ricerca di una nuova filosofia della natura, in armonia con le scoperte della scienza moderna.

In ogni caso, per tornare alla visione della Creazione di Gurdjieff: era necessario salvare il mondo divino dall'azione del tempo. Così fu creato l'universo, una catena infinita di sistemi legati dall'interdipendenza universale, che sfugge in questo modo all'azione del tempo. Gurdjieff chiama questa interdipendenza universale "il Grandissimo Trogoautoegocrat cosmico... il vero Salvatore dall'azione conforme alla legge dello spietato Heropass", o "il processo Trogoautoegocratico... affinché... lo 'scambio di sostanze' o l''alimentazione reciproca' di tutto ciò che esiste possa procedere nell'Universo e con ciò lo spietato 'Heropass' non possa avere il suo effetto malefico sul Sole Assoluto".

Il Processo Trogoautoegocratico e il Bootstrap: Il principio dell'interdipendenza universale non si trova certamente solo nell'insegnamento di Gurdjieff. Appare in molti insegnamenti tradizionali. Ma la sua convincente esposizione è indiscutibilmente originale.

Una non-separabilità generalizzata caratterizza l'universo di Gurdjieff: "Tutto dipende da tutto il resto, tutto è connesso, niente è separato".

I sistemi su scale diverse hanno la loro autonomia, poiché secondo la terminologia di Gurdjieff, l'Assoluto interviene direttamente solo alla creazione del primo cosmo. Gli altri cosmi si sono formati liberamente mediante principi di auto-organizzazione — sempre, tuttavia, in sottomissione alla legge del tre e alla legge del sette. In questo modo è assicurata la diversità dell'universo. D'altra parte, l'interazione dei diversi cosmi per mezzo dello scambio universale di energia-sostanze assicura l'unità nella diversità. La vita stessa appare non come un incidente, ma come una necessità in questo universo di interdipendenza universale. Nel racconto di Gurdjieff, un "essere dotto" di nome Atarnakh avanzò la seguente ipotesi: "Con ogni probabilità, esiste nel Mondo qualche legge del mantenimento reciproco di tutto ciò che esiste. Ovviamente le nostre vite servono anche a mantenere qualcosa di grande o piccolo nel Mondo".

L'universo di Gurdjieff non è un universo statico, ma un universo in perpetuo movimento e cambiamento, non solo sul piano fisico, ma anche su quello biologico e psichico. Evoluzione e involuzione sono sempre all'opera nei diversi mondi. E quando consideriamo l'importante numero di diverse materie caratterizzate da diversi gradi di materialità, possiamo comprendere il ruolo essenziale dello scambio universale di sostanze nell'evoluzione e nell'involuzione:

Grazie proprio a questi processi di "evoluzione" e "involuzione" inerenti al sacro Heptaparaparshinokh, iniziarono anche a cristallizzarsi e decristallizzarsi nelle presenze di tutte le più grandi e più piccole concentrazioni cosmiche, ogni sorta di sostanze cosmiche definite con le loro proprie proprietà soggettive inerenti, e che la scienza oggettiva chiama "elementi attivi". E tutti i risultati dell'"evoluzione" e dell'"involuzione" di questi elementi attivi, attualizzando il principio Trogoautoegocratico dell'esistenza di tutto ciò che esiste nell'Universo per mezzo dell'alimentazione reciproca e del mantenimento dell'esistenza reciproca, producono il suddetto processo comune-cosmico "Iraniranumange", o, come ho già detto, ciò che la scienza oggettiva chiama "scambio-comune-cosmico-di-sostanze".

Il processo trogoautoegocratico di Gurdjieff presenta una notevole corrispondenza con il principio del "bootstrap" formulato in fisica intorno al 1960 dal fisico americano Geoffrey Chew. Questa parola "bootstrap" implica anche "sollevarsi tirandosi per le stringhe dei propri stivali". L'equivalente più vicino nel contesto scientifico sarebbe "auto-coerenza".

La teoria del bootstrap apparve come una reazione naturale al realismo classico e all'idea strettamente associata ad esso della necessità di equazioni di moto nello spazio-tempo. Proponendo la rinuncia radicale a tutte le equazioni di moto, la teoria del bootstrap implica l'assenza di tutti i "mattoni" fondamentali della realtà fisica. Secondo il bootstrap, la particella quantistica ha tre ruoli diversi: (1) un ruolo come costituente di totalità composte, (2) un ruolo come mediatore della forza responsabile della coesione del tutto composto, e (3) un ruolo come sistema composto stesso.

Così, nella teoria del bootstrap, la parte appare allo stesso tempo come il tutto. Ciò che viene messo in discussione nella teoria del bootstrap è la nozione stessa di identità di una particella: essa sostituisce invece la nozione di relazione tra "eventi". Sono le relazioni tra eventi le responsabili della comparsa di ciò che chiamiamo particella. Non esiste un oggetto in sé, possedente una propria identità, che potremmo definire in modo separato o distinto dalle altre particelle. Una particella è ciò che è perché tutte le altre particelle esistono contemporaneamente: gli attributi di una determinata entità fisica sono i risultati delle interazioni con tutte le altre particelle. Secondo il bootstrap, esiste davvero una "legge del mantenimento reciproco" di tutte le particelle quantistiche. Inoltre, come nel processo trogoautoegocratico, un sistema è ciò che è perché tutti gli altri sistemi esistono contemporaneamente. Va sottolineato il ruolo dell'auto-coerenza nella costruzione della realtà — un'auto-coerenza che assicura la coerenza del Tutto.

Esistono diversi gradi di generalità nella formulazione del principio del bootstrap. Così il fisico inglese Paul Davies non esita a parlare di un "bootstrap cosmico".

Sotto questa forma generale, la teoria del bootstrap cerca di rispondere alla domanda: come funziona l'universo? È una sorta di macchina, certamente meravigliosa, ma pur sempre una macchina, fatta di sistemi praticamente indipendenti, meccanicamente correlati? O piuttosto esiste un'unità sottostante, mantenuta da un'intelligenza dinamica, in evoluzione permanente, all'opera in ogni livello della natura? Un livello della natura è ciò che è perché tutti gli altri livelli esistono contemporaneamente? Esistono leggi che si applicano a tutti i livelli della natura (particelle, atomi, pianeti), leggi immutabili che, tuttavia, come aveva pensato Gurdjieff, producono effetti diversi a seconda del livello su cui agiscono? In altre parole, esiste una sorta di "alimentazione reciproca" o "mantenimento reciproco" tra i diversi livelli della natura? O, piuttosto, l'universo è una triste macchina, dove ogni livello è destinato, per la crescita continua del disordine, dell'entropia, alla distruzione e alla morte?

Un universo sembra capace di auto-creazione e auto-organizzazione, senza alcun intervento "esterno". È precisamente l'intero processo di auto-creazione e auto-organizzazione dell'universo che Paul Davies ha battezzato "bootstrap cosmico": "L'universo si riempie esclusivamente dall'interno della propria natura fisica con tutta l'energia necessaria per creare e animare la materia, canalizzando così la propria origine esplosiva. Questo è il bootstrap cosmico. Dobbiamo la nostra stessa esistenza al suo sorprendente potere". Sembra evidente che l'auto-creazione e l'auto-organizzazione abbiano senso solo in un universo composto da una catena infinita di sistemi regolati dall'interdipendenza universale. L'unità nella diversità e la diversità attraverso l'unità sono le condizioni per l'auto-creazione e l'auto-organizzazione. Altrimenti non c'è altro che la legge del caso che può agire.

Infine, è logicamente concepibile postulare una forma ancora più generale del principio del bootstrap, che includerebbe il mondo quantistico, il mondo macrofisico, l'universo, la vita e la coscienza. In questa forma molto generale, il principio del bootstrap, allo stato attuale della conoscenza, appare rivestito di un carattere non scientifico. Qualunque sia il destino della teoria del bootstrap nella fisica delle particelle (teoria regnante nel decennio 1960-70 ma ora sostituita dalla teoria quantistica dei campi), il suo interesse metodologico ed epistemologico rimane considerevole. Più che un nuovo thêma nella fisica, si tratta piuttosto di un simbolo — un simbolo che determina l'emergere di una visione dell'unità del mondo. Questo simbolo, pur rimanendo preciso, è inesauribile. La sua ricchezza include la manifestazione nel dominio dei sistemi naturali. In effetti, esiste un "bootstrap totale", che costituisce una visione del mondo, e un "bootstrap parziale", che corrisponde a una teoria scientifica. L'uno senza l'altro rimane povero e, alla fine, sterile. Il doppio aspetto del principio del bootstrap come simbolo e nozione scientifica spiega perché esso permetta un profondo riavvicinamento tra la scienza e la filosofia della natura.


Dimensioni Cosmiche e Unificazione delle Interazioni Fisiche

Torniamo alla nozione di "dimensioni" e alle sue implicazioni. La filosofia della natura di Gurdjieff è centrata sull'idea di "cosmi": "La scienza e la filosofia, nel vero significato di questi termini, iniziano con l'idea dei cosmi". "Il raggio della creazione" include sette cosmi contenuti l'uno nell'altro: l'Assoluto, Tutti i Mondi, Tutti i Soli (la Via Lattea), il Sole, Tutti i Pianeti, la Terra, la Luna. I nomi dati a questi mondi non devono distrarci. Ad esempio, i corpi celesti possiedono, a parte le loro abituali proprietà fisiche, altre proprietà che spiegano perché il numero di dimensioni dello spazio sia diverso dal numero di dimensioni del nostro mondo:

Ogni cosmo è un essere vivente che vive, respira, pensa, sente, nasce e muore. Tutti i cosmi risultano dall'azione delle stesse forze e delle stesse leggi. Le leggi sono le stesse ovunque. Ma esse si manifestano in modo diverso, o almeno, non proprio allo stesso modo su diversi piani dell'universo, cioè su diversi livelli.

È interessante menzionare il modo in cui Gurdjieff concepisce la nozione di "Tutti i Mondi":

Possiamo dire che "Tutti i Mondi" devono formare un qualche Tutto o Uno, per noi incomprensibile e sconosciuto... Questo Tutto, o Uno, o Tutto, che può essere chiamato l'"Assoluto" o l'"Indipendente" perché, includendo tutto in se stesso, non dipende da nulla, è "mondo" per "tutti i mondi".

Qui abbiamo un buon esempio di pensiero contraddittorio, che solo può introdurci nel mondo dei simboli. È anche interessante notare che, secondo Gurdjieff, "L'uomo vive in tutti questi mondi, ma in modi diversi. Ciò significa che egli è prima di tutto influenzato dal mondo più vicino, quello immediato a lui, di cui fa parte". In altre parole, nonostante la sua struttura tridimensionale, l'uomo ha potenzialmente un accesso difficile, ma non impossibile, ad altre dimensioni.

Ma qual è il senso di "sette dimensioni indipendenti" (di spazio, ovviamente, perché nella cosmologia gurdjieffiana c'è solo una dimensione temporale)? La parola "dimensione" è usata, come siamo stati portati a intendere, nel suo senso matematico, scientifico (di dimensione spazio-temporale), o trasmette piuttosto un significato vago e ambiguo, più vicino a quello del linguaggio ordinario? La risposta sembra inequivocabile: è il senso scientifico che Gurdjieff usa. Prima di tutto, Ouspensky presentò a Gurdjieff un'interpretazione delle conseguenze di queste sette dimensioni, basata sul significato scientifico della parola dimensione, e Gurdjieff si dichiarò d'accordo. D'altra parte, Gurdjieff stesso fece diverse chiare riflessioni su questo argomento. Dice, ad esempio: "L'interrelazione dei cosmi è permanente e sempre la stessa. Vale a dire, un cosmo è correlato a un altro come lo zero all'infinito". Ma la relazione tra "zero e infinito" è esattamente quella che caratterizza la relazione tra uno spazio di un certo numero di dimensioni e uno spazio di un numero superiore di dimensioni (ad esempio, la relazione di un punto con una linea, di una linea con una superficie). È esattamente questa relazione di "zero a infinito" che ha ispirato Edwin Abbott nel suo meraviglioso libro Flatlandia, dove descrive le gioie e le sofferenze degli esseri bidimensionali confrontati con la stranezza e i miracoli di un mondo tridimensionale. Inoltre, questo riporta alla mente un'osservazione di Gurdjieff riguardante l'esperienza mistica e gli stati estatici: i centri intellettuale, emotivo e motorio "trasmettono in forme mondane tridimensionali cose che passano completamente oltre i limiti delle misurazioni mondane". Il fatto che qui venga usato il significato scientifico della parola "dimensione" appare chiaro.

L'universo di Gurdjieff possiede un gran numero di dimensioni nella sua totalità. Ma poiché i diversi mondi non hanno solo proprietà fisiche, non significa forse che l'universo fisico stesso debba essere descritto da uno spazio-tempo con un gran numero di dimensioni?

Certe teorie di unificazione fanno riferimento a uno spazio in cui il numero di dimensioni è maggiore di quello del mondo in cui viviamo. Evidentemente, non è possibile visualizzare dimensioni aggiuntive dello spazio, perché i nostri organi di senso sono costruiti per corrispondere a una realtà tridimensionale. Tuttavia, l'unificazione di tutte le interazioni sembra richiedere l'esistenza fisica di questi spazi strani. In un certo senso, le simmetrie che portano all'unificazione sono associate a sette dimensioni aggiuntive dello spazio. Queste sette dimensioni furono probabilmente "compattate" a 10⁻⁴³ secondi dopo il Big Bang; cioè furono nascoste in una regione dello spazio estremamente piccola (10⁻³³ centimetri). L'unificazione di tutte le interazioni fisiche, le dimensioni aggiuntive dello spazio, la necessaria relazione tra la particella e l'universo (che implica una genesi veramente cosmica): accade che coincidano solo per caso con le implicazioni della filosofia della natura di Gurdjieff?


Il Vuoto Quantistico e il Nulla

Vorrei chiudere questa discussione con una speculazione teorica che potrebbe apparire discutibile.

Per Gurdjieff, il raggio della creazione finisce con il Nulla. Fino a questo punto, questa non è un'idea degna di nota perché, dopo tutto, è normale collegare una "fine" con il "Nulla". Ma le cose si complicano quando apprendiamo che secondo lui, "Nulla" significa l'Assoluto sotto il suo aspetto di "Santo il Fermo":

Tra il Tutto e il Nulla passa il raggio della creazione. Conoscete la preghiera "Santo Dio, Santo il Fermo, Santo l'Immortale"... Santo Dio significa l'Assoluto o Tutto. Santo il Fermo significa anche l'Assoluto o Nulla. Santo l'Immortale significa ciò che sta tra loro, cioè le sei note del raggio della creazione, con la vita organica. Tutti e tre presi insieme formano uno. Questa è la Trinità coesistente e indivisibile.

Alla luce di quanto siamo giunti a dire finora, è allettante stabilire una relazione tra il "Nulla" e il vuoto quantistico. Quindi non vorrei certamente affermare una relazione di identità tra il "Nulla" e il vuoto quantistico (sarebbe ridicolo), ma suggerire che il vuoto quantistico potrebbe essere, sul piano fisico, una delle sfaccettature del "Nulla". La plausibilità di tale relazione è giustificata dall'affermazione dello stesso Gurdjieff. La sua descrizione del raggio della creazione dà l'impressione che, discendendo, la materia diventi sempre più densa, sempre meno intelligente, soggetta a sempre più leggi. Ed ecco allora che, alla fine del raggio della creazione, troviamo l'Assoluto, ricongiungendoci così all'inizio stesso di questo raggio. L'aspetto apparentemente lineare del raggio della creazione si trasforma in un cerchio. L'universo diventa un anello che racchiude un numero indeterminato di sistemi in perpetua interazione. Così comprendiamo meglio il significato del processo trogoautoegocratico.

Il "vuoto quantistico" è ciò che è più lontano dal significato accettato della parola vuoto nell'uso corrente. Quando studiamo una regione dello spazio sempre più piccola, troviamo un'attività sempre più grande, segno di un movimento perpetuo. La chiave per comprendere questa situazione paradossale è fornita dal principio di indeterminazione di Heisenberg. Una regione dello spazio molto piccola corrisponde, per definizione, a un tempo molto breve, e quindi, conformemente al principio di Heisenberg, a uno spettro di energia molto ampio. Così le fluttuazioni quantistiche del vuoto determinano l'improvvisa comparsa di coppie "virtuali" particella-antiparticella che poi si annientano reciprocamente, processo che avviene in intervalli di tempo brevissimi. Tutto è vibrazione: secondo la fisica quantistica, non possiamo concepire un singolo punto nel mondo che sia inerte, immobile e non animato dal movimento. A livello quantistico il vuoto è pieno; è la sede della creazione e dell'annientamento spontaneo di particelle e antiparticelle. Le particelle quantistiche hanno una certa massa e quindi, secondo la teoria della relatività, hanno bisogno di una certa energia per materializzarsi. Fornendo l'energia al vuoto quantistico, possiamo aiutarlo a materializzare queste potenzialità. È esattamente quello che facciamo costruendo acceleratori di particelle (si instaura così un'umoristica dialettica tra il "visibile" e l'"invisibile": per rilevare particelle infinitesimali dobbiamo costruire acceleratori immensi).

Il vuoto quantistico pieno contiene in sé potenzialmente tutte le particelle, siano esse già state osservate o meno. Siamo noi che abbiamo tratto la maggior parte delle particelle esistenti dal nulla costruendo i nostri acceleratori e altri apparati sperimentali, mentre il mondo "naturale" è molto più "economico": il protone, il neutrone e l'elettrone sono sufficienti per costruire quasi tutto il nostro universo "visibile". Siamo, in questo senso, anche noi partecipanti a una realtà che abbraccia noi, le nostre particelle e il nostro universo.

Il vuoto quantistico è, quindi, una meravigliosa sfaccettatura della realtà. I quanti, le vibrazioni, siano esse reali o virtuali, sono ovunque. Il vuoto è pieno di vibrazioni. Contiene potenzialmente tutta la realtà. L'intero universo forse viene tratto dal nulla da una "gigantesca fluttuazione del vuoto, che conosciamo oggi sotto il nome di 'big bang'". Quindi, non ci sarebbe forse una relazione tra il vuoto quantistico e il Nulla, nel suo carattere di Santo il Fermo?


VITA, GAIA E IL PRINCIPIO ANTROPICO

Con rare eccezioni, la filosofia contemporanea considera la vita e l'uomo come accidenti, prodotti del caso. Sarebbe per caso che siamo apparsi un giorno su un piccolo pianeta in orbita attorno a una certa stella, nelle remote periferie di una galassia che non ha nulla di straordinario. Questa visione triste e cupa è propagata con gioia e convinzione dai nostri filosofi.

Il punto di vista di Gurdjieff a questo proposito è completamente opposto a quello della filosofia contemporanea. Per lui, la vita e l'uomo sono prodotti di una necessità cosmica — la vita non può esistere senza l'universo e l'universo non può esistere senza la vita: "Così la vita organica è un anello indispensabile nella catena dei mondi che non può esistere senza di essa proprio come essa non può esistere senza di loro". Secondo la cosmologia gurdjieffiana, la vita è apparsa come una discontinuità necessaria per colmare, in conformità con la legge del sette, uno degli intervalli di un'ottava cosmica: "Le condizioni per assicurare il passaggio delle forze sono create dalla disposizione di uno speciale congegno meccanico tra i pianeti e la terra. Questo congegno meccanico, questa 'stazione trasmittente di forze' è la vita organica sulla terra".

Questo punto di vista sulla necessità della vita viene paradossalmente rafforzato non dalla filosofia, ma dalla scienza. Desideriamo qui parlare del celebre "principio antropico" ("antropico" deriva dalla parola greca anthropos, che significa uomo). Esiste una vastissima letteratura su questo argomento. Ci limiteremo a discutere alcuni dei suoi aspetti in relazione alla cosmologia di Gurdjieff.

Il principio antropico fu introdotto da Robert H. Dicke nel 1961. La sua utilità è stata dimostrata dai lavori di Brandon Carter, Stephen Hawking, John Barrow, Frank Tipler e altri ricercatori.

Il principio antropico si presenta oggi sotto diverse formulazioni. Nonostante questa diversità, possiamo riconoscere un'idea comune che le attraversa tutte: l'esistenza di una correlazione tra la comparsa dell'uomo, della vita "intelligente" nel cosmo — e quindi sulla terra, il nostro unico punto di riferimento per questa vita "intelligente" — e le condizioni fisiche che regolano l'evoluzione del nostro universo. Questa correlazione sembra essere sottoposta a vincoli molto forti: se il valore di certe costanti fisiche o quello di parametri che compaiono in certe leggi varia anche minimamente, allora le condizioni fisiche, chimiche e biologiche che permettono la comparsa dell'uomo sulla terra non si realizzano più. "La grande sorpresa", scrive Hubert Reeves, "è che la quasi totalità degli universi immaginari che possono essere elaborati al computer dai fisici saranno estremamente diversi dal nostro. In particolare, saranno assolutamente inadatti a generare esseri viventi [di struttura biochimica]".

Una vasta auto-coerenza sembra dunque regolare l'evoluzione dell'universo, un'auto-coerenza che riguarda tanto le interazioni fisiche quanto i fenomeni della vita. Galassie, stelle, pianeti, uomo, atomo, mondo quantistico sembrano così uniti da una sola e medesima auto-coerenza. In questo senso, il principio antropico può essere considerato come un caso speciale di bootstrap e come un'illustrazione del processo trogoautoegocratico.

In ogni caso, il fatto che, affinché la vita apparisse su un piccolo pianeta, dovesse essere creata almeno un'intera galassia, apre ampie prospettive sul piano filosofico e poetico. Nei suoi gruppi di San Pietroburgo e Mosca, Gurdjieff insisteva sul fatto che la vita non fosse apparsa per la creazione accidentale sulla terra di certe strutture molecolari, ma che venisse dall'"Alto", dal mondo dei corpi celesti. Ouspensky commenta: "La vita organica... iniziò nel sole. Quest'ultimo era il punto più importante perché ancora una volta... contraddiceva l'usuale idea moderna della vita originatasi per così dire dal basso. Nelle sue spiegazioni la vita veniva dall'alto". Questo punto di vista è completamente in accordo con il principio antropico: almeno una galassia doveva essere presente affinché la vita apparisse, quindi in questo senso la vita ha un'origine celeste. Siamo figli delle stelle.

Se l'origine della vita è celeste, è interessante chiarire il rapporto tra la vita e la terra. Per Gurdjieff, la vita è "l'organo di percezione della terra". Per lui come per Keplero, la terra è un essere vivente. Egli parla persino del "grado di intelligenza" che la terra possiede. Sul piano scientifico, un tale punto di vista può apparire completamente irrealistico. Ma anche qui la sorpresa viene dalla scienza stessa. Dopo accurate ricerche, il serissimo scienziato James Lovelock formulò l'ipotesi Gaia: la terra opera come un organismo vivente. Così la biosfera appare come un'entità autoregolante, che controlla l'ambiente fisico e chimico in modo da assicurare le condizioni della vita.


GURDJIEFF E LA TEORIA DEI SISTEMI

Una sorprendente parentela può essere trovata anche tra il pensiero di Gurdjieff e la teoria dei sistemi, nata alcuni decenni dopo la formulazione del suo insegnamento.

Riassumiamo questi parallelismi:

Interdipendenza Universale: Possiamo concepire l'universo come una vasta matrice cosmica dove tutto è in perpetuo movimento. Questo Tutto è regolato dall'interdipendenza universale. Con Gurdjieff, questa interdipendenza è operata dalla discontinuità (legge del sette).

Sistemi Aperti: È l'apertura del sistema, mediante l'interazione con altri sistemi, che ne impedisce la degenerazione e la morte. Nella cosmologia di Gurdjieff, l'apertura è creata dall'azione complessa della legge del sette: "Ogni nota di qualsiasi ottava può essere allo stesso tempo qualsiasi nota di qualsiasi altra ottava che l'attraversa".

Organizzazione Comune: Contrariamente al riduzionismo, la teoria dei sistemi, come il pensiero di Gurdjieff, ipotizza un'organizzazione comune di natura energetica.

Auto-organizzazione: I sistemi naturali si formano da se stessi; evitano l'equilibrio (morte) scegliendo la stabilità in uno stato di disequilibrio.

Tuttavia, esistono differenze istruttive:

Assiomatica: La teoria dei sistemi rimane spesso vaga, mentre Gurdjieff postula leggi fondamentali (Tre e Sette) che conferiscono un carattere assiomatico alla sua filosofia.

Scambio Verticale: La teoria dei sistemi si concentra sugli scambi orizzontali (stesso livello), mentre Gurdjieff contempla scambi verticali tra diversi "cosmi" o livelli di materialità.

Concetto di Tempo: Gurdjieff introduce una distinzione sottile tra tempo e spazio, definendo il tempo come "Unico-Fenomeno-Idealmente-Soggettivo". Se consideriamo l'universo nella sua totalità, il tempo cessa di esistere.


LA RAGIONE DEL CONOSCERE E LA RAGIONE DEL COMPRENDERE

L'egemonia della tecnoscienza è legata alla nozione di "potere". Ma a cosa serve la conoscenza? In assenza di un sistema di valori, lo sviluppo della tecnoscienza segue la propria logica: tutto ciò che può essere fatto, sarà fatto. Questa logica è spaventosa.

Per Gurdjieff, il declino delle civiltà è legato al "disequilibrio tra 'conoscere' e 'essere'": "Nella storia dell'umanità sono noti molti esempi in cui intere civiltà sono perite perché la conoscenza superava l'essere o l'essere superava la conoscenza". Non siamo forse in un mondo dove il conoscere sorpassa di gran lunga l'essere?

Egli distingue tra la "ragione del conoscere" e la "ragione del comprendere":

La conoscenza è una cosa, la comprensione è un'altra cosa... La comprensione dipende dalla relazione della conoscenza con l'essere.

Gurdjieff ironizza sullo "scienziato di nuova formazione", che serve solo il conoscere. Se la conoscenza corre troppo avanti rispetto all'essere, diventa teorica, astratta e applicabile alla vita in modo dannoso, perché invece di servire l'uomo, inizia a complicarne la vita, portando nuove calamità.

L'incontro contemporaneo tra scienza e significato è un evento che probabilmente genererà l'unica vera rivoluzione di questo secolo. Siamo forse alla soglia di un nuovo Rinascimento, una cui condizione è proprio il dialogo tra scienza e significato. La scienza sta scoprendo i propri limiti: è capace di rivelare i segni della natura, ma incapace di scoprirne il significato.

Dobbiamo inventare un mediatore: una nuova filosofia della natura. Lo studio di filosofie come quella di Gurdjieff, che mostrano profondi paralleli con la scienza moderna, può essere una guida preziosa. La sua filosofia della natura è indubbiamente avanti rispetto al nostro tempo e può aiutarci nella scelta tra una nuova barbarie e un nuovo Rinascimento. Solo la "ragione del comprendere" può condurci a questo nuovo Rinascimento.



Copyright © 1997 Basarab Nicolescu

Traduzione italiana a cura di Egidio M. B. Presta © 2022


Il fisico teorico Basarab Nicolescu rappresenta una delle figure più poliedriche del panorama scientifico contemporaneo, avendo saputo coniugare la ricerca d'avanguardia sulla struttura della materia con una profonda riflessione filosofica. Nato a Ploiești, in Romania, nel 1942, ha compiuto i suoi studi universitari presso la Facoltà di Fisica di Bucarest, dove si è laureato nel 1964 prima di trasferirsi in Francia, nazione che sarebbe diventata la sua patria d'elezione per tutta la carriera professionale. A Parigi ha conseguito il Dottorato di Stato in Scienze Fisiche nel 1972 presso l'Università Pierre e Marie Curie, iniziando una lunga e prestigiosa collaborazione con il CNRS, il Centro Nazionale per la Ricerca Scientifica, dove ha operato come fisico teorico presso l'Istituto di Fisica Nucleare di Orsay fino a raggiungere il grado di Direttore di Ricerca Emerito. La sua attività accademica si è concentrata prevalentemente sulla fisica delle particelle elementari e sulla teoria delle interazioni forti, campo in cui ha pubblicato centinaia di articoli scientifici e ha collaborato con istituzioni di eccellenza mondiale come il Lawrence Berkeley Laboratory in California e il CERN di Ginevra. È noto nel mondo scientifico per essere stato uno dei padri del concetto di "Odderon", una particella legata alla dinamica delle alte energie che ha trovato conferma sperimentale solo in anni recenti. Parallelamente a questo percorso tecnico, Nicolescu ha sviluppato una visione transdisciplinare della conoscenza, fondando nel 1987 il CIRET, Centro Internazionale di Studi e Ricerche Transdisciplinari, di cui è presidente onorario. Il suo curriculum è arricchito da numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui l'elezione a membro dell'Accademia Rumena e dell'Accademia Europea delle Scienze e delle Arti, oltre alla docenza presso l'Università Babeș-Bolyai di Cluj-Napoca. La sua eredità intellettuale si esprime in opere fondamentali come "Il Manifesto della Transdisciplinarità", dove teorizza l'esistenza di diversi livelli di Realtà governati da logiche differenti, un concetto che gli ha permesso di stabilire un dialogo senza precedenti tra le scienze dure e le tradizioni spirituali, in particolare l'insegnamento di Gurdjieff. Attraverso questa lente, Nicolescu ha dimostrato come la fisica quantistica non sia solo un insieme di equazioni, ma una chiave per comprendere l'unità fondamentale del cosmo e il ruolo della coscienza umana nell'universo.