Questo lavoro nasce con l'intento di restituire alla Quarta Via la sua dignità e la sua precisione originaria, ponendosi come un punto di riferimento per chi ricerca uno studio autentico, rigoroso e privo di compromessi. In un’epoca di frammentazione e semplificazione estrema, ci impegniamo attivamente a epurare l’insegnamento dalle distorsioni della pseudo-spiritualità contemporanea, dalle derive New Age e dalle narrazioni errate della moda moderna Neo-Advaita. Queste correnti spesso sviliscono il "Lavoro" riducendolo a un mero esercizio di benessere psicologico, a concetti astratti di "luce e amore" o all'illusione di una realizzazione istantanea e puramente intellettuale che nega la necessità dello sforzo intenzionale e della preparazione graduale del recipiente. Contro la tendenza a cercare facili scorciatoie, questo spazio si propone di approfondire l’autentico insegnamento di G.I. Gurdjieff, ampliandolo sulle basi della sua struttura oggettiva e scient...
Il testo di G.I. Gurdjieff tratto da "I racconti di Belzebù a suo nipote" offre una prospettiva straordinariamente acuta e complessa sulla natura della donna, sulla morale sessuale e sulle dinamiche sociali, in particolare attraverso il confronto tra la cultura persiana e quella europea. L'interlocutore di Gurdjieff, un persiano che vive in Europa, disvela una visione del mondo dove la distinzione tra "donna-madre" e "donna-femmina" non è un mero giudizio sociale, ma una reazione istintiva e organica profondamente radicata nell'essere umano, una distinzione che l'evoluzione culturale e le "leggi cosmiche" hanno plasmato in modi diversi a seconda delle civiltà. Il cuore della riflessione è l'esistenza in Persia di due "atteggiamenti organici" distinti negli uomini verso le donne, che le dividono inconsciamente in due categorie: la donna in quanto presente o futura madre e la donna-femmina. Questa distinzione non è un fatto immutabile della natura persiana, ma, come spiega l'amico di Gurdjieff citando suo zio il mullah, si è formata in tempi relativamente recenti (circa due secoli e mezzo fa), a seguito di un periodo di intensa violenza bellica e un preoccupante calo del sentimento di pietà, che aveva portato a una diffusione di malattie psichiche, follia e suicidi tra gli uomini. La successiva indagine dei saggi asiatici di allora rivelò un dato cruciale: la malattia colpiva gli uomini in cui non sorgeva "alcun impulso di fede in qualcuno o in qualcosa", ma ne erano immuni gli uomini che compivano l'accoppiamento in modo "periodico e normale". Questo portò i governanti asiatici, preoccupati per la salute dei loro eserciti in guerra, a una soluzione drastica e disumana: istituire e incoraggiare universalmente la prostituzione (la donna-femmina, o prostituta), pur di garantire agli uomini la possibilità di un rapporto sessuale periodico. In Persia, l'integrità morale e l'attaccamento ai valori familiari delle donne locali hanno fatto sì che le prostitute fossero inizialmente solo straniere, creando di fatto un corpo estraneo alla società che, tuttavia, ha indotto negli uomini persiani un doppio atteggiamento organico. Hanno sviluppato, accanto al rispetto istintivo per la "donna-madre" (trattata come una sorella), una repulsione altrettanto istintiva per la "donna-femmina" o prostituta (trattata come un animale). La cosa più notevole è che i persiani normali non possono organicamente trattare una "donna-madre" come una femmina, né una "donna-femmina" come una madre, a meno che non siano sotto l'effetto di sostanze inebrianti. Questa reazione è infallibile e indipendente dal conscio, tanto da permettere loro di distinguere le due categorie anche se le donne portano il velo. Il mullah offre anche una digressione illuminante sulle vere cause della diffusione del "flagello" della prostituzione. Egli solleva una critica radicale e inaspettata: i veri colpevoli non sono le donne che esercitano il mestiere, ma i loro genitori, mariti e tutori che hanno permesso alla pigrizia di insorgere e radicarsi nelle donne durante la loro età preparatoria all'età adulta. La pigrizia, inizialmente solo automatica, diviene, sotto l'influenza di idee moderne come l'"`uguaglianza femminile" e gli "uguali diritti", e in assenza del "principio attivo" che dovrebbe essere fornito da genitori e mariti, una seconda natura e un bisogno indispensabile. Gurdjieff osserva che una donna in queste condizioni "non ha alcuna voglia di adempiere agli obblighi di un'autentica 'donna-madre'". Il prostituirsi diventa il modo per soddisfare questo "bisogno essenziale organico di non far nulla salvo godersela," trasformandola in una "donna-femmina." Parallelamente, la causa della diffusione globale di questa sciagura viene ricondotta a uomini contemporanei in cui sorge lo stesso "bisogno essenziale organico di non far nulla salvo godersela" e che criminalmente seducono e facilitano l'espatrio delle donne. E Gurdjieff riassume ciò con l'antico proverbio, "I lestofanti si riconoscono tra loro da lontano." Il contrasto più amaro e significativo emerge nel confronto tra Persia ed Europa. In Europa, lamenta il persiano, non esiste più la netta distinzione tra i due tipi di donne. L'atteggiamento verso il sesso opposto è "soltanto mentale, ossia immaginario, anziché organico". La perdita di questa sensibilità organica porta alla rovina della vita familiare europea. In Persia, un marito o una moglie percepiscono l'infedeltà del coniuge per istinto, senza bisogno di prove visive o uditive. Questo è legato a una "disposizione 'psico-organica'" sviluppata nei paesi in cui prevale la poligamia/poliandria. La moglie persiana, ad esempio, non percepisce come infedeltà il rapporto del marito con le altre mogli legittime, ma solo con una donna estranea. L'Europa, con la sua monogamia cristiana, ha creato invece una situazione in cui l'onestà e la correttezza sono superficiali e ingannevoli. Il persiano descrive vividamente il cinismo della vita sociale europea, dove uomini e donne, pur legalmente sposati, si incontrano in luoghi come il Grand Café per adornare la fronte dei loro "legittimi consorte" assenti "con le 'corna artistiche' più monumentali del mondo." Il marito onesto in Europa è colui che, se ne ha i mezzi, può mantenere impunemente una moglie legittima e "sette volte sette 'mogli illegittime'". La radice di questa corruzione è l'assenza, nell'essere delle donne europee, di quel "pudore organico" che è alla base del "dovere di sposa" e che istintivamente aiuta le donne ad astenersi da azioni immorali. Questa assenza di pudore, alimentata da una "educazione" contemporanea fallace, ha gradualmente cancellato la linea di demarcazione, portando le due categorie di donna a "diventare una sola." Gli uomini europei distinguono le due categorie solo "osservandone tutte le manifestazioni coi propri occhi," avendo perso l'istinto che in Persia è una facoltà organica. La conclusione del persiano è che la sua stessa debolezza o vizio, che stava per spiegare all'inizio, è dovuta all'essere arrivato in Europa, un ambiente diametralmente opposto dal punto di vista morale rispetto al suo paese nativo, in un'età in cui le passioni sono "ribollenti," e in cui la confusione tra "donna-madre" e "donna-femmina" lo ha travolto, dato che il suo istinto persiano non lo aiuta più a navigare il panorama morale corrotto dell'Occidente. In sintesi, Gurdjieff, attraverso il suo narratore, smaschera la presunta superiorità morale della civiltà occidentale (monogama) di fronte alla civiltà orientale (poligama). Egli mostra come le leggi cosmiche abbiano spinto le società a trovare soluzioni alle crisi, che nel caso persiano hanno portato a una distinzione morale organica, mentre in Europa, l'assenza di istinto e l'ipocrisia sociale hanno portato a una fusione ipocrita e distruttiva delle due categorie di donna, minando il vero significato della vita familiare e del rispetto reciproco.
Gurdjieff e l'incontro con una Donna Straordinaria: Vitvitskaia
Il maestro armeno George Ivanovich Gurdjieff è noto per le sue implacabili critiche alla condizione umana, in particolare per quanto riguarda la pigrizia e l'assenza di vera "coscienza" nell'uomo moderno. Nessuna categoria sfugge al suo occhio severo, e le donne, in particolare, sono oggetto di un'analisi molto cruda, soprattutto nel suo capolavoro, "I racconti di Belzebù a suo nipote". Tuttavia, è in un altro dei suoi libri fondamentali, "Incontri con uomini straordinari", che Gurdjieff ci presenta un modello di elevazione e redenzione: la figura di Vitvitskaia, una donna polacca che, partita dal baratro della rovina morale, si trasforma attraverso il lavoro su sé stessa in quella che l'autore stesso definisce un'ispirazione:
"[...] diventò tale da poter essere un modello, oso affermarlo, ideale per ogni donna" (Incontri con uomini straordinari).
Analizzare Vitvitskaia significa dunque non solo celebrare una storia di rinascita, ma anche comprendere l'effettiva possibilità di superamento delle debolezze umane che Gurdjieff riconosceva a tutti gli individui, a prescindere dal sesso o dal passato. Per apprezzare appieno la grandezza della trasformazione di Vitvitskaia, è essenziale prima comprendere il contesto della critica di Gurdjieff al femminile moderno. Ne "I racconti di Belzebù a suo nipote", l'autore, attraverso il racconto del suo interlocutore persiano, identifica la radice dei mali sociali in una pigrizia femminile che viene tollerata, se non incoraggiata, fin dall'infanzia:
"i veri colpevoli non sono le donne che esercitano il mestiere [di prostituta], ma i loro genitori, mariti e tutori che hanno permesso alla pigrizia di insorgere e radicarsi nelle donne durante la loro età preparatoria all'età adulta." (Belzebù).
Questa pigrizia, inizialmente automatica, si trasforma nel tempo in un "bisogno essenziale organico di non far nulla salvo godersela". Ne deriva una donna che "non ha alcuna voglia di adempiere agli obblighi di un'autentica 'donna-madre'", finendo per diventare la "donna-femmina" o prostituta – un'immagine che simboleggia la caduta morale e l'assenza di un "principio attivo" interiore. In Europa, questa distinzione organica, ancora presente, secondo il persiano, in alcune culture come quella persiana tra "donna-madre" (oggetto di rispetto istintivo) e "donna-femmina" (oggetto di repulsione istintiva), è andata perduta. L'atteggiamento verso l'altro sesso è diventato "soltanto mentale, ossia immaginario, anziché organico", portando alla rovina della vita familiare e all'incapacità di percepire istintivamente la verità (come l'infedeltà).
La storia di Vitvitskaia, raccontata per la prima volta al Principe Yuri Lubovedsky, inizia esattamente nel mondo che Gurdjieff condanna: quello della debolezza e delle circostanze avverse.
Rimasta orfana e priva di risorse, la giovane, descritta come "molto bella e, al contrario della sorella maggiore, molto frivola", è sedotta e abbandonata a Pietroburgo, precipitando in una serie di vicissitudini che la portano a un'esistenza umiliante, come "dama di compagnia" di una moglie di medico che la usa per attirare clienti. La sua salvezza fisica, che la strappa a una vita destinata alla tratta delle bianche, è merito del Principe Lubovedsky. Ma la sua redenzione morale e spirituale è frutto di un incontro ben più profondo: quello con gli insegnamenti e il "lavoro" sulla conoscenza di sé promosso da Gurdjieff e i suoi amici, "I Cercatori di Verità", o "Cercatori di Perle nel Letame". Nonostante il suo passato torbido, il Principe Lubovedsky intuì che la sua natura "non era corrotta, e in lei esisteva il germe di qualità eccellenti" (Incontri con uomini straordinari). È questo "germe" che Vitvitskaia decide di coltivare con incredibile fervore. Sotto la protezione della sorella del Principe, Vitvitskaia non si limita a riposare, ma si "mise a lavorare su se stessa con convinzione". Questo "lavoro su sé stessa" produce un effetto tangibile, tanto che Gurdjieff stesso ne dà testimonianza:
"[...] chiunque la incontrasse, non fosse che una volta, poteva sentire gli effetti di questo lavoro." (Incontri con uomini straordinari).
Vitvitskaia incarna così la possibilità di invertire la degenerazione descritta nel Belzebù. Non si arrende al "bisogno essenziale organico di non far nulla", ma si dedica con ferocia all'osservazione di sé e alla ricerca della vera conoscenza. Il culmine della sua trasformazione è magistralmente illustrato dall'episodio nel Turkestan, dove l'intensità del suo impegno interiore la spinge al limite fisico. L'episodio, incentrato sulla sua indagine sul potere della musica, rivela la sua evoluzione da persona superficiale a vera ricercatrice della Verità. Inizialmente, Vitvitskaia, come tutti, parlava di musica con la testa, non con il cuore o l'essere, criticando o lodando un brano per ragioni puramente esteriori:
"nell'elogio come nella critica, non ero mai sincera ne verso me stessa ne verso gli altri e neppure, d'altronde, provavo alcun rimorso di coscienza." (Incontri con uomini straordinari).
Solo dopo aver intrapreso il "lavoro", la sua passione si sposta dalla vana esibizione (suonare per piacere alla sua benefattrice) alla ricerca della reale essenza e dell'influenza della musica sullo psichismo umano, guidata dal libro "Il mondo delle vibrazioni". Il passaggio cruciale avviene nel monastero in Turkestan. Dopo aver assistito a una musica "quasi senza melodia" dei monaci, essa avverte un effetto interiore così potente e inspiegabile da provocarle una crisi fisica. L'incapacità di spiegare razionalmente un fenomeno che ha risvegliato lo stesso stato in individui di "razze e di nazionalità completamente differenti" la tormenta. La sua reazione è l'opposto della pigrizia: è una ricerca così intensa della conoscenza da spingerla a un atto autodistruttivo:
"Mi duole tanto che posso appena reggermi sul cavallo. [..] la mia disperazione era tale che, per la rabbia, o per lo sfinimento, o per non so quale altro motivo, mi sono morsa il dito senza rendermene conto, con tanta forza che me lo sono quasi staccato dalla mano" (Incontri con uomini straordinari).
Questo episodio drammatico dimostra l'intensità con cui l'essere di Vitvitskaia cerca la verità, superando la propria pigrizia mentale e il proprio comfort fisico. È la prova che la "pigrizia" – il vero nemico – è stata non solo vinta, ma sostituita da un ardente desiderio di auto-comprensione. La conclusione di Gurdjieff è la più alta lode possibile. Nonostante avesse "visitato quasi tutti i paesi del mondo e avvicinato migliaia e migliaia di donne," egli è costretto a riconoscere:
"devo riconoscere che non ho mai incontrato una donna come lei e che, certamente, mai più ne incontrerò." (Incontri con uomini straordinari).
Vitvitskaia non è l'ideale della "donna-madre" nel senso biologico del Belzebù, ma è l'ideale nel senso spirituale e del Lavoro. La sua vita dimostra che un passato corrotto è irrilevante di fronte a un sincero e costante sforzo cosciente. Ha saputo recuperare e sviluppare quel "principio attivo" che Gurdjieff riteneva assente nella donna moderna, trasformando la frivolezza in serietà, la passività in ricerca incessante. Vitvitskaia è, in sintesi, l'esempio che la redenzione non è un dono, ma la conseguenza di un "lavoro su sé stessi" condotto con una tale intensità e sincerità da diventare un faro, un modello ideale per chiunque cerchi di sfuggire alla "vita addormentata" e risvegliare il proprio potenziale umano.
© 2025 Egidio Maria Bruno Presta
Articolo tratto dal libro:
