Questo lavoro nasce con l'intento di restituire alla Quarta Via la sua dignità e la sua precisione originaria, ponendosi come un punto di riferimento per chi ricerca uno studio autentico, rigoroso e privo di compromessi. In un’epoca di frammentazione e semplificazione estrema, ci impegniamo attivamente a epurare l’insegnamento dalle distorsioni della pseudo-spiritualità contemporanea, dalle derive New Age e dalle narrazioni errate della moda moderna Neo-Advaita. Queste correnti spesso sviliscono il "Lavoro" riducendolo a un mero esercizio di benessere psicologico, a concetti astratti di "luce e amore" o all'illusione di una realizzazione istantanea e puramente intellettuale che nega la necessità dello sforzo intenzionale e della preparazione graduale del recipiente. Contro la tendenza a cercare facili scorciatoie, questo spazio si propone di approfondire l’autentico insegnamento di G.I. Gurdjieff, ampliandolo sulle basi della sua struttura oggettiva e scient...
L'immagine dell'Idra di Lerna, con la sua selva di teste sibilanti e indipendenti, non è soltanto un reperto di archeologia mitologica, ma rappresenta una delle più lucide e spietate mappe della psiche umana mai concepite. Quando osserviamo questo mostro, siamo portati a vedere una minaccia esterna, un ostacolo che l'eroe deve abbattere nel mondo fisico, ma se spostiamo lo sguardo verso l'interno, ci accorgiamo che l'Idra è la fotografia esatta della nostra meccanicità. Ognuna di quelle teste rappresenta un piccolo "io", un frammento di personalità che prende il controllo del centro di comando per un istante, per poi essere scalzato da un altro "io" con desideri, opinioni e pulsioni diametralmente opposti. Viviamo nell'illusione di essere un'unità, di avere un nome solo e una volontà coerente, ma la verità esoterica, che Gurdjieff ha esposto con precisione chirurgica, è che siamo una moltitudine di entità che non si conoscono tra loro e che, pur abitando lo stesso corpo, parlano lingue diverse e perseguono scopi conflittuali. Questa frammentazione è la nostra prigione invisibile. Un uomo può svegliarsi al mattino con il proposito ferreo di dedicarsi allo studio e alla meditazione, ma quell'io intellettuale che ha formulato il proposito viene presto abbattuto da un io pigro che desidera il sonno, o da un io vanitoso che cerca conferme sociali, o da un io collerico che si accende per un'offesa immaginaria. Il dramma profondo di questa condizione risiede nel fatto che ogni testa dell'Idra si illude di essere l'intero animale. Quando un "io" parla, dice "io sono", e in quel momento l'intera macchina umana crede a quella menzogna, dimenticando totalmente ciò che è stato deciso o percepito solo pochi minuti prima. Questa è la meccanicità di cui parla la Quarta Via: un'esistenza reattiva, dove ogni stimolo esterno colpisce una testa diversa, provocando una reazione automatica su cui la nostra vera volontà non ha alcun potere. La pericolosità dell'Idra non sta solo nella sua molteplicità, ma nella sua capacità di rigenerarsi. Nel mito, tagliare una testa significava vederne nascere due al suo posto. Questo descrive perfettamente il fallimento di ogni tentativo morale o religioso condotto con la sola forza di volontà della personalità. Se cerchiamo di reprimere un vizio, di "tagliare" un aspetto di noi che non ci piace usando solo la forza bruta del comando mentale, quel vizio si trasformerà, si nasconderà sotto nuove forme di ipocrisia o nevrosi, diventando ancora più difficile da gestire. È un processo di moltiplicazione del conflitto interiore che ci allontana sempre di più dal nostro centro. In questo scenario, persino l'interesse per l'esoterismo può diventare un'insidia terribile. Spesso, infatti, è solo una delle tante teste dell'Idra a interessarsi ai libri sapienziali o alle pratiche di risveglio. Si crea così un "io spirituale" che è altrettanto meccanico e vanitoso degli altri, un io che impara termini tecnici e si sente superiore, mentre il resto della legione interiore continua a dormire profondamente o a remare contro. Tuttavia, il mito ci offre la chiave per la trasmutazione attraverso l'azione di Eracle e del suo compagno Iolao. La soluzione non risiede nel mero atto distruttivo del taglio, ma nell'uso del fuoco per cauterizzare la ferita. In senso esoterico, questo fuoco rappresenta la forza della coscienza e della consapevolezza imparziale. Cauterizzare significa impedire alla personalità di rigenerare i suoi vecchi schemi; significa applicare il calore dell'osservazione cosciente nel momento esatto in cui un "io" parassita viene smascherato. Senza questo fuoco, ogni progresso è illusorio, poiché la sostanza psichica della personalità è così plastica e reattiva che troverà sempre il modo di riprodurre il medesimo automatismo sotto una nuova etichetta, magari più nobile o spirituale. La cauterizzazione è un atto di rigore assoluto: è il rifiuto di nutrire le teste recidive con la nostra energia vitale. Fino a quando il desiderio di risveglio resta una curiosità intellettuale, una decorazione per la mente, l'Idra resta intatta e trionfante, poiché nessuna trasformazione reale può avvenire finché non riconosciamo, con un brivido di autentico terrore, di essere una macchina senza un padrone di casa. La falsa personalità, con i suoi automatismi, i suoi ruoli sociali e le sue maschere, costituisce un muro impenetrabile che soffoca l'essenza, impedendole di nutrirsi e di crescere. Siamo come un palazzo sfarzoso dove il proprietario è assente e la servitù ha preso possesso delle stanze, saccheggiando la dispensa e litigando costantemente per il potere, mentre la struttura stessa va in rovina. Il primo passo di questo lavoro non è aggiungere qualcosa di nuovo, ma osservare la devastazione prodotta da questa molteplicità, imparando a discernere il sapore di ogni singola testa che tenta di spacciarsi per la nostra intera esistenza e applicando il fuoco della presenza per sigillare i monconi degli io che abbiamo deciso di non servire più. Una volta compresa la necessità di cauterizzare le teste attraverso il fuoco della presenza, il lavoro su di sé entra in una fase ancora più radicale e spietata, che riguarda la sorte dell'ultima testa dell'Idra: quella immortale. Nel mito, Eracle non può distruggerla, ma deve tagliarla e seppellirla sotto un enorme masso, un’immagine che nell'esoterismo gurdjieffiano descrive perfettamente il rapporto tra l’essenza e la falsa personalità. Questa testa immortale rappresenta il nucleo del nostro "Io immaginario", quella convinzione profonda e inamovibile di essere un'entità fissa e permanente che coordina le altre. Sebbene il lavoro di osservazione possa indebolire i piccoli io meccanici, questa radice centrale del falso ego rimane attiva, pronta a rivendicare ogni progresso spirituale come un proprio merito. Seppellirla sotto un masso significa esercitare una pressione costante e consapevole affinché questa pretesa di comando venga sottomessa alla realtà dell'Essenza. Qui si gioca il passaggio cruciale verso quella che viene definita la Seconda Nascita, un concetto che spesso viene frainteso come un processo dolce o puramente devozionale, mentre nella realtà dei fatti si tratta di un’operazione di ingegneria metafisica che richiede il sacrificio totale di ciò che crediamo di essere. Il paradosso della morte consapevole risiede nel fatto che un uomo deve svegliarsi prima di poter morire, perché se tenta di far morire la propria personalità senza essersi prima svegliato, egli non fa altro che distruggere l’unico strumento che possiede per interagire con il mondo, rimanendo in uno stato di catatonia interiore o di follia. Lo svegliarsi è l’atto di vedere l’Idra; il morire è l’atto di smettere di nutrirla. Solo quando la personalità è stata ridotta al silenzio e non consuma più tutta l’energia prodotta dalla macchina umana, questa energia può essere utilizzata per nutrire l'Essenza. L'Essenza nell'uomo ordinario è come un bambino piccolo e denutrito, schiacciato dai giganti della personalità che gridano e gesticolano. La Seconda Nascita avviene quando questa Essenza, nutrendosi delle energie sottratte ai falsi io, comincia finalmente a crescere e a cristallizzarsi, formando un centro di gravità permanente. È in questo momento che il desiderio di risveglio smette di essere un'idea mentale o un capriccio della testa "esoterica" dell'Idra e penetra finalmente nelle corde del cuore, ovvero nell'Essenza stessa. Quando il desiderio tocca l'essenza, esso cambia natura: non è più qualcosa che cerchiamo di fare, ma qualcosa che siamo. Tuttavia, la resistenza della personalità a questo processo è totale e disperata. Essa sente l'avvicinarsi della propria fine e reagisce cercando di trasformare il "Lavoro" stesso in una nuova forma di vanità o di competizione. Ecco perché Gurdjieff insisteva sul fatto che l'uomo deve rendersi conto della propria nullità prima di poter progredire: bisogna arrivare a percepire che tutto ciò che chiamiamo "mia vita", "miei gusti", "mie opinioni" è in realtà un prodotto meccanico dell'ambiente e della storia, privo di qualsiasi realtà oggettiva. Questa consapevolezza è il colpo di grazia alla testa immortale dell'Idra. La Seconda Nascita non è l'aggiunta di una nuova virtù a un uomo vecchio, ma la nascita di un uomo nuovo dalle ceneri di quello vecchio. È un processo di fusione chimica dove le vecchie scorie della personalità vengono bruciate per permettere al metallo puro dell'Essenza di colare e solidificarsi in una forma unitaria. Solo l'uomo che è passato attraverso questa morte può dire, per la prima volta con verità, "Io sono". Prima di quel momento, c'erano solo le teste dell'Idra che parlavano a turno, illudendosi di esistere mentre erano solo ombre proiettate dal riflesso di un sole che non avevano mai visto. Rinascere significa dunque uscire dal tempo della meccanicità ed entrare nel tempo dell'Essere, dove la volontà non è più un impulso frammentato ma una forza costante che risiede nel centro del nostro vero Sé, finalmente libero dalla tirannia della molteplicità.
