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L'Autentica Quarta Via di Gurdjieff: Approfondita e Purificata dalle Distorsioni New Age

Questo lavoro nasce con l'intento di restituire alla Quarta Via la sua dignità e la sua precisione originaria, ponendosi come un punto di riferimento per chi ricerca uno studio autentico, rigoroso e privo di compromessi. In un’epoca di frammentazione e semplificazione estrema, ci impegniamo attivamente a epurare l’insegnamento dalle distorsioni della pseudo-spiritualità contemporanea, dalle derive New Age e dalle narrazioni errate della moda moderna Neo-Advaita. Queste correnti spesso sviliscono il "Lavoro" riducendolo a un mero esercizio di benessere psicologico, a concetti astratti di "luce e amore" o all'illusione di una realizzazione istantanea e puramente intellettuale che nega la necessità dello sforzo intenzionale e della preparazione graduale del recipiente. Contro la tendenza a cercare facili scorciatoie, questo spazio si propone di approfondire l’autentico insegnamento di G.I. Gurdjieff, ampliandolo sulle basi della sua struttura oggettiva e scient...

Gurdjieff e l'Almznoshinu Sacro: Un Rito di Magia Tibetana finito in Tragedia


L’episodio narrato da Belzebù riguardo al tragico destino del “gruppo dei sette” iniziati tibetani rappresenta uno dei vertici della cosmologia di Gurdjieff, poiché illustra con una precisione quasi scientifica e una freddezza ingegneristica come le leggi dell’universo non perdonino mai l’approssimazione, nemmeno quando le intenzioni sono mosse dalla ricerca della verità più alta. La vicenda ha inizio con una profonda crisi di trasmissione: i sei membri superstiti di una confraternita spirituale si ritrovano privi della guida del loro capo, San Lama, l’unico a possedere le istruzioni segrete necessarie per completare la loro iniziazione. In un sistema in cui la conoscenza non è un’informazione intellettuale ma una capacità d’essere trasmessa per contatto diretto tra Ragioni sviluppate, la morte improvvisa del maestro crea un vuoto incolmabile che spinge i discepoli verso un atto di disperazione metafisica: il tentativo di richiamare la Ragione del defunto attraverso il rito dell’almznoshinu sacro. Per comprendere la portata tecnica di questo processo, occorre prima addentrarsi nella complessa fisiologia dei corpi superiori descritta da Gurdjieff, dove l’anima non è un concetto astratto o un soffio poetico, ma una formazione materiale e ponderabile, seppur costituita di sostanze di una densità estremamente sottile. Il fulcro dell’operazione risiede nel ghanblezoin, una sostanza cosmica che funge da sangue per il corpo kessdjano, ovvero il secondo corpo dell’essere umano che deve essere faticosamente "rivestito" durante la vita terrena. Il ghanblezoin possiede proprietà fisiche specifiche che sfidano la nostra comprensione dello spazio: la prima consiste nel mantenere un legame vibrazionale indistruttibile, un vero e proprio filo di collegamento, tra una parte di sé isolata e la massa principale, indipendentemente dalla distanza spaziale. La seconda proprietà permette a questa sostanza, una volta reintrodotta nella concentrazione originaria, di diffondersi uniformemente in essa. In condizioni normali, l’almznoshinu richiede che una porzione di questo sangue astrale sia stata prelevata dal maestro mentre era ancora in vita e conservata in una formazione surpianetaria o incorporata nei discepoli stessi tramite una fusione intenzionale. Questo "filo" serve da ancora gravitazionale: quando il corpo kessdjano si separa dal corpo fisico alla morte, esso, essendo composto di sostanze più leggere dell’atmosfera, tende naturalmente a salire negli strati alti del sistema planetario a causa della legge di gravità o tenikdoa, cercando il proprio equilibrio di densità. Senza questo ancoraggio preventivo, il corpo kessdjano fluttua liberamente e diventa tecnicamente impossibile da rintracciare o richiamare verso la superficie solida. I sei iniziati tibetani, pur sapendo di non aver effettuato la preparazione necessaria ma spinti dalla necessità di recuperare i segreti della dottrina, decisero di forzare la legge cosmica tentando l’operazione vallikrino. Questa operazione consiste nel versare coscientemente il proprio ghanblezoin nel vuoto, sperando di intercettare l'estremità del filo invisibile per saturare il corpo del capo defunto fino a renderlo nuovamente percepibile. Il disastro tecnico si consumò nel momento in cui questa enorme massa di energia psichica altamente raffinata, emessa dai sei monaci per tre giorni e tre notti consecutivi senza sosta, rimase sospesa in uno stato caotico e instabile sopra il cadavere del capo, priva del "binario" direzionale fornito dal ghanblezoin che avrebbero dovuto prelevare in precedenza. In quel preciso istante, l’atmosfera locale fu attraversata da violenti temporali, che nel linguaggio di Belzebù corrispondono a una massiccia fusione dell’elemento attivo okidanokh, la forza energetica tri-primordiale che sostiene ogni processo di trasformazione nel Grande Universo. L’incontro tra l’accumulo disordinato di ghanblezoin — detto anche "sangue del corpo astrale" o "magnetismo animale" — e la tensione elettrica dell'okidanokh atmosferico scatenò quello che viene definito un contatto sobrionoliano. Si tratta di una frizione tra sostanze cosmiche incompatibili che innesca il fenomeno del nitchto-unitchtono, un termine che indica l’annientamento totale e istantaneo di ogni cristallizzazione preesistente. Durante il nitchto-unitchtono, l'evoluzione delle sostanze subisce un'accelerazione talmente violenta da provocare la riconversione immediata di tutta la materia nel raggio di un chilometro quadrato in eternokrilno. Si verificò una vera e propria esplosione energetica di intensità inimmaginabili. Per Gurdjieff, l'eternokrilno è il sostrato fondamentale dell'universo, una sorta di "etere primordiale" o "sostanza zero" che riempie lo spazio tra le sfere cosmiche e che è priva di qualsiasi caratteristica individuale o strutturale. È, in altre parole, la materia fondamentale che costituisce tutto lo spazio infinito prima di essere plasmata dalle leggi della creazione attraverso l'emanazione del Sole Assoluto. Essere convertiti in eternokrilno significa subire una cancellazione non solo biologica, ma ontologica. La tragedia assoluta di questo evento risiede nel fatto che il nitchto-unitchtono non ha risparmiato i corpi sottili dei sei iniziati: le loro formazioni kessdjane, che rappresentavano il risultato di vite intere di sforzi coscienti, sofferenze intenzionali e lavoro su di sé, sono state letteralmente polverizzate e riportate allo stato di materia prima indifferenziata. In termini esoterici, si è trattato di una "seconda morte" definitiva, dove l'individualità cosciente è svanita senza lasciare traccia nel Grande Trogoautoegocrate. Oltre alla scomparsa definitiva di queste anime sviluppate, l’esplosione ha annientato i legamonismi fisici presenti sul luogo: i libri preziosi e gli oggetti sacri rituali che custodivano la memoria oggettiva degli insegnamenti dei tre Inviati dall'Alto, ovvero San Krishnatharna, San Buddha e San Lama. Con la distruzione di questi supporti materiali e la contemporanea volatilizzazione degli unici sei esseri capaci di decodificarne il senso profondo, l’umanità intera, secondo Gurdjieff, ha subito una mutilazione spirituale irreparabile. La linea di verità pura è stata spezzata, lasciando il campo libero a quelle interpretazioni distorte, soggettive e frammentarie che hanno poi dato origine alle forme degradate delle moderne religioni asiatiche, ormai svuotate della loro efficacia trasformativa. Il sacrificio involontario dei sette è rimasto così nella storia del pianeta come un monito terribile sulla pericolosità di manipolare le energie sottili senza il rigoroso rispetto delle leggi meccaniche; un atto di suprema devozione che, a causa di un errore tecnico, si è trasformato nel più grande disastro esoterico della storia umana, cancellando per sempre la possibilità di un risveglio collettivo guidato da quella specifica linea di saggezza.



© 2026 Egidio Maria Bruno Presta




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