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L'Autentica Quarta Via di Gurdjieff: Approfondita e Purificata dalle Distorsioni New Age

Questo lavoro nasce con l'intento di restituire alla Quarta Via la sua dignità e la sua precisione originaria, ponendosi come un punto di riferimento per chi ricerca uno studio autentico, rigoroso e privo di compromessi. In un’epoca di frammentazione e semplificazione estrema, ci impegniamo attivamente a epurare l’insegnamento dalle distorsioni della pseudo-spiritualità contemporanea, dalle derive New Age e dalle narrazioni errate della moda moderna Neo-Advaita. Queste correnti spesso sviliscono il "Lavoro" riducendolo a un mero esercizio di benessere psicologico, a concetti astratti di "luce e amore" o all'illusione di una realizzazione istantanea e puramente intellettuale che nega la necessità dello sforzo intenzionale e della preparazione graduale del recipiente. Contro la tendenza a cercare facili scorciatoie, questo spazio si propone di approfondire l’autentico insegnamento di G.I. Gurdjieff, ampliandolo sulle basi della sua struttura oggettiva e scient...

Oltre il Romanticismo Spirituale: Il Dio Perfetto dei Sufi contro il Dio Limitato di Gurdjieff


La divergenza tra l'architettura cosmologica di Gurdjieff e la metafisica classica del Sufismo rappresenta uno dei punti di rottura più profondi nella storia della spiritualità, poiché tocca la natura stessa dell'Assoluto e il suo rapporto con la minuscola porzione di realtà che noi chiamiamo vita umana. Se ci immergiamo nella visione sufi, troviamo un Dio che è l’incarnazione della prossimità assoluta e dell’onniscienza totale, una figura che Al-Ghazali descrive con una precisione poetica quasi vertiginosa quando afferma che "Egli conosce il calpestio della formica nera sulla pietra dura nella notte oscura e che è consapevole persino del movimento dei granelli di polvere nell'aria, spingendo la Sua percezione fin dentro i segreti più profondi e i moti dei pensieri". In questa prospettiva, non esiste un atomo dell'universo che sia "orfano" dell'attenzione divina, poiché la divinità è intesa come una presenza che satura ogni fibra dell'esistente senza soluzione di continuità. Questa visione viene portata all'estremo da Ibn Arabi, per il quale "nulla esiste al di fuori della Sua Perfezione, essendo l’universo nient’altro che il Suo specchio, uno specchio che non può contenere nulla che non sia già presente nel Volto dell’Amato". Per il Sufismo, l'imperfezione non è un dato ontologico, ma un errore ottico del soggetto: il male, il disordine e la disarmonia sono semplici illusioni nate dalla nostra visione parziale, poiché nella Totalità tutto è già risolto e perfetto. Mahmud Shabistari sigilla questo concetto spiegando che "il mondo intero è un raggio della Sua Luce e che non esiste meccanismo né distanza, perché il Creatore e la Creatura sono uniti nel respiro di un istante eterno". È una visione intensamente romantica, intrisa di un calore emotivo che Gurdjieff definirebbe probabilmente come un prodotto di un'immaginazione sognante che serve a cullare l'uomo nel suo sonno profondo. Gurdjieff, al contrario, demolisce radicalmente questa immagine di un Dio che si occupa dei dettagli infinitesimali. Nella sua visione, che potremmo definire un realismo cosmico crudo e quasi biologico, l'Assoluto non è un'entità che si diletta a contare i granelli di polvere o a spiare i pensieri di una creatura su un pianeta periferico. Il Dio di Gurdjieff, che lui chiama "Sua Eternità", è un essere che ha dovuto fare i conti con la minaccia del tempo, Heropass, il quale rischiava di dissolvere il Sole Assoluto. Per preservare l'esistenza, Egli ha dovuto creare una struttura basata sulla legge del Triamasikamno e dell'Heptaparaparshinokh, delegando la gestione della creazione a una serie di leggi meccaniche automatiche. La sua azione diretta è drasticamente limitata al Mondo 3, ovvero alla prima emissione della volontà divina che abbraccia "Tutti i Mondi" nella loro totalità. Al di sotto di questa soglia, l'universo procede per cascate di leggi: più ci si allontana dal Sole Assoluto, più la meccanicità aumenta, fino ad arrivare alla nostra Terra, il Mondo 48, dove la volontà divina non arriva più come impulso cosciente ma solo come una serie di influenze meccaniche distorte e pesantissime. In Gurdjieff, Dio è letteralmente troppo "vasto" e la sua frequenza vibrazionale troppo alta per percepire ciò che accade a livello di una infinitesimale particella che compone la nostra realtà. Esiste un'analogia tra Uomo e Dio: noi non sappiamo nulla di ciò che accade a una singola cellula del nostro fegato o a un atomo del nostro sangue a meno che non si verifichi un'alterazione sistemica che minacci l'armonia dell'intero organismo. Allo stesso modo, il Dio gurdjieffiano è un Dio soggetto a imprevisti cosmici, a disarmonie che si verificano qua e là nell'universo, come la contrazione del Sole Assoluto o la terribile catastrofe ciut-bog-litanica, eventi che richiedono interventi tecnici e non semplici preghiere. Egli viene informato di ciò che accade nelle periferie estreme del Cosmo non per onniscienza naturale, ma attraverso una complessa gerarchia di intelligenze mediane e messaggeri cosmici (Angeli e Arcangeli), senza i quali non saprebbe nulla della nostra esistenza, proprio perché il peso di un singolo individuo o di un singolo pianeta è troppo infinitesimale per influenzare la totalità, a meno che non si verifichi una rottura delle leggi fondamentali. Questa differenza enorme sposta l'asse dell'esperienza religiosa dal sentimento alla responsabilità. Se nel Sufismo il cercatore si "abbandona" all'Amato sapendo di essere visto e protetto nella sua perfezione originaria, nel sistema di Gurdjieff l'uomo è una macchina biologica abbandonata a se stessa in un angolo remoto dell'universo, soggetta a leggi meccaniche cieche. Non c'è alcun Dio che osserva il calpestio della tua "formica" interiore. L'unica possibilità di contatto con i mondi superiori non avviene per grazia romantica, ma attraverso lo sforzo cosciente e il lavoro intenzionale, producendo vibrazioni (idrogeni) che siano abbastanza pure da poter risalire la scala del raggio di creazione. Gurdjieff descrive un universo che è un esperimento pericoloso, un meccanismo che deve essere sostenuto attraverso il Trogoautoegocrate, dove ogni cosa ne mangia un'altra per mantenere l'equilibrio energetico. In questa prospettiva, l'idea sufi che "tutto ciò che vedi è Lui" diventa per Gurdjieff un'affermazione teoricamente corretta ma praticamente fuorviante: sebbene tutto provenga dall'Assoluto, la distanza qualitativa tra il Sole Assoluto e la vita sulla Terra è così vasta che parlare di "unione" senza aver prima formato un'anima è solo un'altra forma di sonno ipnotico. Il Dio di Gurdjieff non è perfetto nel senso statico del termine; è un Dio che lavora, che soffre per la propria creazione e che ha bisogno che le sue creature diventino consapevoli per aiutarlo a mantenere l'armonia universale. Mentre il mistico sufi si perde nello specchio del Volto Divino, l'uomo di Gurdjieff deve svegliarsi e diventare una "cellula cosciente" dell'organismo cosmico, consapevole che il suo quark individuale non ha alcun peso per l'Assoluto se non contribuisce attivamente all'economia delle vibrazioni universali. Questa visione priva Dio di quella "onnipotenza magica" tipica delle religioni per restituirgli una "onnipotenza tecnica" limitata dalle leggi che Egli stesso ha dovuto emanare per evitare il nulla, trasformando il cammino spirituale in una scienza della sopravvivenza cosmica piuttosto che in un idillio amoroso tra il creatore e la sua creatura.



© 2026 Egidio Maria Bruno Presta




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